Autore: admin

  • PrEP: la misura della tranquillità. Una pastiglia per prevenire l’HIV

    PrEP: la misura della tranquillità. Una pastiglia per prevenire l’HIV

    Sono ancora visibili, per le strade della nostra città, i manifesti della campagna nazionale “La misura della tranquillità. Prendi la PrEP e previeni l’HIV”. Qual è la misura della tranquillità? Quella della PrEP, una piccola pastiglia che assicura una protezione contro l’HIV che sfiora il 100%.

    La PrEP, Profilassi Pre Esposizione, consiste nell’assunzione di farmaci anti-HIV, prima di esporsi a dei rischi, per prevenire l’infezione. La rimborsabilità del farmaco è stata approvata dall’AIFA lo scorso maggio, per cui la terapia può essere somministrata gratuitamente dal servizio sanitario nazionale con il controllo periodo delle condizioni di salute di chi la assume. Un addio quindi alle cure fai da te e all’acquisto online.
    E’ per questo che un vasto gruppo di associazioni e ONG attive nella lotta all’HIV, in collaborazione con il Ministero della Salute e con l’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, hanno promosso tutte insieme la campagna: “La misura della tranquillità. Prendi la PrEP, previeni l’HIV”. Obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sull’esistenza e l’utilizzo della profilassi, con una campagna multi soggetto e multicanale: manifesti, video, spot, cartoline e un sito che fornisce tutte le informazioni più importanti sulla PrEP, inclusi i centri italiani a cui potersi rivolgere per ottenerla. Oltre a tutte le informazioni medico-sanitarie, è possibile anche ascoltare le “PrEP stories”, esperienze di persone che utilizzano la PrEP o che accompagnano all’uso della PrEP altre persone.

    La PrEP consiste nell’assunzione di un farmaco da parte di persone HIV-negative, che abbiano un rischio di contrarre l’HIV; viene prescritta da un/una specialista in infettivologia e, se usata secondo le indicazioni mediche, ha un efficacia che supera il 99%. E’ consigliata a persone che non usano il profilattico o che lo usano in modo sporadico, nei rapporti sessuali con partner di cui non si conosce lo stato sierologico. Nel caso di coppie siero discordanti, ossia in cui uno/a dei due partner abbia l’HIV, è consigliato solo se la persona HIV positiva non abbia raggiunto ancora la soppressione virologica. Le persone con HIV che, grazie alle terapie, azzerano la propria carica virale, non possono trasmettere il virus (U=U non rilevabile=non trasmissibile), pertanto in questi casi la PrEP non è consigliata. E’ importante ricordare che la PrEP non protegge da tutte le altre infezioni sessualmente trasmissibili. Come accennato in precedenza, dal maggio dello scorso anno la PrEP è gratuita per alcuni gruppi di persone o comunque secondo i criteri stabiliti dal Servizio Sanitario Nazionale e nelle modalità indicate dalla propria Regione, rivolgendosi a Centri PrEP o alla Clinica delle Malattie Infettive della propria città. Sul sito della campagna si può accedere a una “Faq” con tutte le principali domande e risposte sul tema. Implementare la PrEP è fondamentale per raggiungere l’obiettivo “Infezioni zero”, raccomandato dall’ONU entro questo decennio ed è importante l’aiuto di tutti per diffondere i contenuti della campagna.
    A Sassari ci si può rivolgere al CLAS, Comitato Lotta all’Aids Sassari, il servizio salute del Movimento Omosessuale Sardo, che fornisce informazioni e supporto su HIV/Aids (oltre la la PrEP, la PEP (Profilassi Post Esposizione), la TASP (Terapia come prevenzione) e, soprattutto, la verifica del tuo stato sierologico) e MST (Malattie Sessualmente Trasmesse), test rapidi per HIV e Sifilide, anonimi e gratuiti e uno spazio di incontro e di conoscenza. Il CLAS può essere contattato attraverso la mail testhiv@movimentomosessualesardo.org, oppure chiamando il numero 079219024, che è anche messagistica WhatsApp.
    Per conoscere il centro PrEP più vicino a te verifica l’elenco redato da PLUS Bologna.

    Campagna promossa da ANLAIDS ONLUS – ARCIGAY – ARCOBALENO AIDS ODV – ASA MILANO – CICA CNCA – CCO MARIO MIELI – CDCP ONLUS – CROCE ROSSA ITALIANA – GRUPPO ABELE ONLUS – LILA ONLUS – MILANO CHECKPOINT – MIT  – NADIR ONLUS – NPS ITALIA – PLUS 

    Con la collaborazione di ARCO – ESSERE BAMBINO – VILLA MARAINI – MOS e IRCCS Spallanzani

  • BorderJanas, uno spettacolo tragiComico sulle metamorfosi

    BorderJanas, uno spettacolo tragiComico sulle metamorfosi

    BorderJanas, uno spettacolo tragiComico sulle metamorfosi, di officineperegrine teatro in collaborazione con il Movimento Omosessuale Sardo. Sassari 18 Febbraio 2024, ore 19:00 al C.C.S. Borderline 

    BorderJanas è il titolo che le partecipanti del laboratorio multiculturale teatrale “Orizzonte Unico Confine 2024” hanno scelto per la storia da loro creata in due mesi intensi di pedagogia teatrale. La sfida era quella di inventare una storia totalmente creata da* partecipanti al laboratorio: l* performers si sono scopert* “janas”, creature non-ordinarie, in grado di muoversi tra i confini della “norma”. In quanto janas hanno potuto trasformarsi in molti personaggi, dando voce e corpo a racconti dimenticati, a storie dove gli strumenti sono stati quelli della condivisione, della poesia, del canto, della danza, della memoria e dello sguardo verso il futuro. In un contesto politico nazionale che vorrebbe zittire chi fa arte, il teatro si conferma, anche nel suo piccolo, capace di denunciare le forme di oppressione di una società ancora molto violenta.

    Il Movimento Omosessuale Sardo, che ben conosce con i suoi anni di impegno le pratiche di visibilità che aiutano chi vive le oppressioni ad uscire dal silenzio, ha voluto credere nel progetto di “Orizzonte Unico Confine”, creato dalla realtà teatrale officineperegrine teatro, inserendo il laboratorio teatrale nel più ampio progetto “Intersezioni culturali” finanziato dalla Fondazione di Sardegna, ricco di momenti educativi, dibattiti, scambi, occasioni espressive e di crescita collettiva.  officineperegrine teatro aveva dovuto mandare in stop il progetto di “Orizzonte Unico Confine” a causa del covid e di tagli istituzionali: l’ultimo spettacolo, andato in scena nel Dicembre 2019, era composto da un gruppo di 7 giovani attori africani che finivano cantando una versione di “L’Italiano” eseguita addirittura da Emanuele Filiberto. Un finale sicuramente sarcastico ma anche emozionante, una storia dove il pubblico prendeva coscienza di trovarsi davanti ad esseri umani che avevano dovuto sconfiggere più volte la morte per poter sperare di ottenere, un giorno, quel pezzettino di carta che li avrebbe fatti diventare “italiani” con diritti, e non solo doveri. Grazie al MOS, un laboratorio teatrale che è orgogliosamente “politico”, nel senso che crede nel valore civico di un pensiero consapevole e operante nella polis, nella società, ha potuto tornare a vivere. Questa nuova versione di “Orizzonte Unico Confine” nasce dalla stessa rabbia verso le ingiustizie, verso l’odio del razzismo, dell’omofobia e delle disparità economiche. Una versione che ha trovato un modo di esprimersi che sia anche divertente, e a volte commovente: perché non può essere altrimenti. Uno spettacolo teatrale dove a prendere la parola sull’umanità sono delle “fatine ribelli” che ci dicono “Non perdete l’occasione di conoscere la nostra storia, che è anche la vostra”.

    A seguire, dopo lo spettacolo, microfoni aperti per incontro con le performers.

    Prima dello spettacolo, invece, sarà possibile contribuire alla raccolta firme per il riconoscimento dello Stato di Palestina.

  • BAMBINƏ: complemento oggetto. L’utilizzo strumentale delle bambinə nel dibattito politico e gli effetti sul loro futuro

    BAMBINƏ: complemento oggetto. L’utilizzo strumentale delle bambinə nel dibattito politico e gli effetti sul loro futuro

    Giovedì 1 Giugno, dalle ore 17:00 presso la sala conferenze della Fondazione di Sardegna in via Carlo Alberto 7, Mos, Famiglie Arcobaleno, Rete Lenford e UniCA organizzano l’incontro dibattito “BAMBINƏ: complemento oggetto. L’utilizzo strumentale delle bambinə nel dibattito politico e gli effetti sul loro futuro”. Un momento di riflessione sulle nuove famiglie e sui diritti delle e dei bambini (bambinə) che partirà, necessariamente, dal recente divieto del Governo alla registrazione di bambinə natə all’estero che, nei fatti, colpisce unicamente le coppie omogenitoriali, ma non le coppie eterosessuali che utilizzano le madri surrogate in Paesi, come l’India e i paesi dell’Europa dell’est, preclusi alle coppie gay e lesbiche, dove esiste un reale problema di sfruttamento del corpo della donna. Un provvedimento discriminatorio sulla base dell’orientamento sessuale e lesivo dei diritti dellə bambinə che ha mandato nel panico centinaia di Famiglie Arcobaleno e che priva quellə bambinə di una dimensione familiare in cui già vivono.

    Ne parleremo con Annalisa Masala, di Famiglie Arcobaleno, Diego Lasio, del Dipartimento di Pedagogia, Psicologia e Filosofia dell’Università degli Studi di Cagliari, Maria Grazia Leoni, pediatra, Filippo Viola, avvocato della Rete Lenford, don Gaetano Galia, pedagogista e cappellano del carcere di Bancali. Modera Massimo Mele del Movimento Omosessuale Sardo.

    Da più di 20 anni, dalle prime proposte sulle Unioni Civili, l’Italia discute di “famiglia” o, piuttosto, su come deve essere e su come non dovrebbe. Una discussione piuttosto sterile che anziché partire dalla realtà sociale composita e variegata che viviamo oggi, si scontra su modelli ideali legati ad un immaginario tradizionale imperniato sul paradigma patriarcale. Ma anche eteronormativo, tanto da far diventare “naturale” una costruzione culturale, la famiglia, che ha subito profonde trasformazioni nel tempo e che dovrebbe adattarsi ai mutamenti sociali piuttosto che imporsi in una logica costrittiva. In questo scontro ideologico, sempre più aggressivo, non potevano mancare le e i bambini, utilizzati in maniera strumentale e privati di qualsiasi diritto. Non più soggetto di diritto quindi, tutelato nella sua indipendenza e nel suo “libero sviluppo della personalità”, ma complemento oggetto, l’oggetto su cui ricade l’azione del verbo o, meglio, dei genitori o comunque di chi crede di poter decidere per loro. Nascono da qui i vari movimenti di “difesa della famiglia e dei bambini” riuniti nel Family Day o altre manifestazioni analoghe, che più che difendere la propria famiglia, molto spesso non proprio coerente con il modello propagandato, cercano di contrastare la regolamentazione di tutte le altre tipologia di famiglia già presenti nella società e sicuramente più numerose dell’idealistica “famiglia naturale”. Il loro programma è semplice: No alle Unioni Civili e tantomeno al matrimonio egualitario, no alle adozioni per le coppie omogenitoriali o per le e i single, no all’educazione all’affettività nelle scuole (propaganda gender), no alla gestazione altruistica. Ma soprattutto no alla revisione di un modello familiare e alla sua disuguaglianza gerarchica che produce oppressione e violenza contro le donne e i minori.
    Cominciare a considerare la famiglia come una unione volontaria basata sull’amore e sulla responsabilità anziché sul “dovere” e sulla potestà, ovvero Il diritto, giuridicamente riconosciuto, all’esercizio di un potere, potrebbe essere un inizio.

  • Diritto all’identità e alla libera espressione di sè. Le scuole sarde aprono alla carriera Alias

    Diritto all’identità e alla libera espressione di sè. Le scuole sarde aprono alla carriera Alias

    Per le persone Trans*, che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita, da qualche tempo esiste una possibilità per poter cominciare a costruire e vivere, individualmente e socialmente, la propria identità di genere. Questa possibilità si chiama: carriera alias. L’attivazione della carriera Alias nelle scuole permette di modificare il nome anagrafico con quello di elezione nel registro elettronico, negli elenchi e in tutti i documenti interni alla scuola aventi valore non ufficiale.

    “L’obiettivo è garantire la massima serenità garantendo un clima inclusivo, tutelando la libertà e la dignità di ciascuno/a ed educando i più giovani al rispetto” ci dice Maria Paola Curreli, ex dirigente scolastica, nel direttivo nazionale di AGedO e volontaria del Gruppo Scuola del MOS, al quale collaborano, oltre AGedO, anche Alisso, noiDonne 2005 e la FLC CGIL. “Purtroppo alcune scuole, come le due Università sarde, non riescono ad uscire da una visione patologizzante e, per l’attivazione della carriera Alias, richiedono un certificato di “disforia di genere”” sottolinea Massimo Mele, presidente del MOS “eppure non tutte le persone Trans* soffrono di disforia o intendono seguire una terapia ormonale. Ci sono persone gender fluid, non binarie, queer che potrebbero non riconoscersi nel genere assegnato ma nemmeno in quello opposto. Per questo invitiamo sia le scuole che, soprattutto, le Università a riconoscere la carriera Alias a chiunque ne faccia richiesta a prescindere da una sua eventuale certificazione”.

    Il Centro Contro le Discriminazioni del MOS è a disposizione per qualunque tipo di informazione in merito o anche a supportare le persone che intendono richiederlo alla propria scuola o Università. Orari e contatti del centro li trovi qui

     

  • Sardegna Pride: facciamo un po’ di chiarezza

    Sardegna Pride: facciamo un po’ di chiarezza

    Al Pride nessuna censura. Dal MOS supporto legale per denunciare la molestatrice.

    Il giorno seguente l’emozionante manifestazione del Sardegna Pride del 2 Luglio a Sassari, abbiamo letto la denuncia social di tale “Elen_alien” su presunte censure e molestie avvenute nel corteo e, ovviamente, abbiamo solidarizzato e condannato qualsiasi tipo di molestia.
    Ci siamo però interrogatə su una narrazione della manifestazione molto diversa da come noi, e tante altre migliaia di persone, l’abbiamo vissuta ma, soprattutto, in netto contrasto con quanto realmente successo. Quando la polizia ha sollevato il problema del seno nudo, prima della partenza, la nostra risposta è stata: “Al pride ognunə sfila come meglio crede, ci assumiamo noi la responsabilità di qualunque conseguenza”. E di fatto così è stato. Chiunque ha potuto sfilare nel modo in cui ha preferito senza alcun richiamo, segnalazione o identificazioni da parte delle forze dell’ordine. Ovvero: nessuna censura!
    Inoltre, diversamente da quanto scritto, nessuna persona dell’organizzazione ha mai interagito con l’autrice del post né tantomeno con il suo movimento. Solo dopo una lunga ricerca, abbiamo scoperto che l’unico contatto era stato con una delle tante volontarie che hanno dato la propria disponibilità, il giorno del corteo, per impegnarsi nella sicurezza dei camion presenti. Volontaria che sarebbe stata immediatamente sollevata dall’incarico se l’episodio fosse stato segnalato.
    Le posizioni espresse dalla volontaria, secondo quanto leggiamo, erano infatti in netto contrasto non solo con la storia del Sardegna Pride, e di ognuna delle associazioni che lo compongono, ma anche con il documento politico e il percorso verso il Pride, con approfondimenti proprio sulla violenza di genere, il consenso, la prostituzione schiavizzata e il linguaggio inclusivo. Ma la segnalazione è arrivata solo il giorno seguente sotto forma di accusa social a tutta l’organizzazione. Possiamo capire la confusione del giorno ma sarebbe bastato comunicarlo ad una delle tante associazione del coordinamento, presenti ognuna con un proprio carro, per chiarire l’equivoco. Segnalazione che ci aspettavamo sia da persone singole che, di sicuro, da realtà organizzate, in nome di quella lotta intersezionale, tanto decantata, ora ridotta ad una dimensione social politicamente squalificante. Un Pride per essere veramente “per tutt*” avrebbe bisogna della collaborazione fra le diverse realtà, non la loro opposizione.
    Chiarito l’equivoco rimane la denuncia di molestie, avvenute durante il corteo, che per noi è gravissima e non può limitarsi a un semplice sfogo social, per questo abbiamo offerto ad Elena tutto il supporto legale e materiale per poter finalizzare la denuncia contro la molestatrice. Perchè, lo ribadiamo ancora una volta: la violenza di genere e la violazione del corpo altrui, non conoscono sesso, genere o orientamento sessuale ma solo il consenso che deve essere sempre chiesto e che può essere ritrattato in qualunque momento e violarlo significa entrare in una logica di violenza sessuale. Per questo è importante che le persone più consapevoli non facciano passare sotto silenzio, o semplicemente sui social, tali violenze e che le denuncino sempre e comunque per dare esempio e stimolo a tutte le donne e le persone che non possono o non riescono a denunciarle.

    Movimento Omosessuale Sardo