• A quando il primo pride in Palestina?
• Il programma dell'iniziativa
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• La situazione politica
• Car* compagn*...
Car* compagn*,
mentre l'attenzione del mondo è concentrata sull'imminente aggressione USA all'Irak, la situazione in Palestina continua a precipitare. L'affermazione di Sharon alle elezioni di Gennaio e il via libera USA hanno intensificato gli sforzi israeliani per la distruzione dei villaggi e delle città palestinesi in vista dell'eliminazione fisica di Arafat e dell'ANP e la sua sostituzione all'inizio della guerra in Irak. Le ultime demolizioni nella striscia di Gaza, con le decine di morti, segnano la fine di ogni possibilità di dialogo e il tentativo di annientamento totale di qualsiasi tipo di autonomia residuale. Bombardare Gaza, già distrutta dai precedenti bombardamenti e impossibilitata alla ricostruzione, significa privare la popolazione palestinese, in una zona ad altissima densità abitativa, dei servizi essenziali per la soppravvivenza, come l'acqua, gli ospedali e, sopratutto, un tetto sotto il quale vivere (in queste settimane è nevicato piuttosto spesso). La dimensione simbolica che la vicenda israeliano palestinese ha assunto nel tempo non solo in Medio Oriente e per il mondo arabo ma nel mondo intero come paradigma del nuovo imperialismo, impone a tutti noi un'assunzione di responsabilità individuale e collettiva rispetto alla risoluzione del conflitto e ad un inizio di un percorso di democratizzazione, o meglio, dell'affermazione dell'universalità dei diritti umani, cominciando dal diritto all'autodeterminazione dei popoli come degli individui.
In tale situazione l'ipotesi di una iniziativa di pace GLBT in Palestina assume un'importanza ancora maggiore e richiama tutti noi ad un maggiore impegno ed a sostenere tutti gli sforzi necessari affinchè l'iniziativa di Giugno e la creazione di un coordinamento internazionale GLBT, contro l'occupazione e tutte le guerre (sulla scia dell'esperienza delle donne ben rappresentata dal movimento mondiale delle "Donne in nero") diventino realtà.
La difficoltà del progetto è evidente, non solo per la difficoltà geografica, ma anche e sopratutto per la difficoltà politica cui andranno sicuramente incontro delle politiche di liberazione in una società militarizzata e minacciata dall'avanzare delle organizzazioni fondamentaliste.
Eppure, l'innegabile successo della politica di riappacificazione e del dialogo portata avanti dalle donne, sono segnali positivi che fanno ben sperare.
Alcuni chiarimenti sull'andamento dell'iniziativa
Nell'ultimo mese ci sono stati alcuni timidi passi avanti e alcune adesioni
all'iniziativa, che però la maggior parte dei gruppi interessati
non ha ancora formalizzato.
Benchè alcuni diano per scontata l'adesione di tutti i gruppi GLBT
presenti al SFE di Firenze, sarebbe meglio che ogni gruppo ne discutesse
al suo interno e dichiarasse la propria disponibilità indicando
un/una referente del progetto.
Proposte
I n discussione ci sono diverse proposte su come l'iniziativa si dovrebbe
svolgere. Alcune dipendono dalla disponibilità palestinesi (ad
es. l'incontro con rappresentanti delle ONG palestinesi a Ramallah; per
questo è stato chiesto un interessamento a Luisa Morgantini rispetto
ad organizzazioni per i diritti umani, ed è stata scritta una lettera
a Mustafà Bargouthi, coordinatore delle ONG e responsabile dell'HDIP,
ma anche fratello di Marwan il leader palestinese arrestato lo scorso
Aprile, chiedendogli un incontro ufficiale), altre da noi. E' stata proposta
la partecipazione al Pride di Gerusalemme che si svolgerà il 14
Giugno, anche se il Gerusalem Open House ha lanciato l'allarme economico
dopo i tagli del nuovo sindaco. Il Black Loundry propone anche la partecipazione
al corteo delle donne per ricordare i 38 anni di occupazione che si svolgerà
forse il 7 Giugno, per rendere più effettiva una collaborazione
tra le due realtà (donne e GLBT). Altra proposta una conferenza
internazionale sui diritti umani e sul rapporto tra sessualità
e religione, o comunque un momento di discussione pubblico che coinvolga
la città e gli/le internazionali. Un seminario chiuso sull'omosessualità,
che permetta invece a gay e lesbiche palestinesi la partecipazione, impossibile
in momenti pubblici.
Da ultimo si pensava a dei tour conoscitivi della realtà palestinese
con l'organizzazione di un pulman per Gaza (che percorra tutta la striscia)
e uno per Ramallah, due posti per molti versi opposti ma che ben riassumono
la situazione palestinese (non mi sembra il caso di pensare ad un giro
per i campi profughi come Jenin o Nablus, posti troppo segnati dalla disperazione
e dal fondamentalismo per poter recepire un discorso così complesso
in poche ore).
L'organizzazione delle iniziative dipenderà molto dalla partecipazione,
per cui è necessaria la formalizzazione del proprio interesse e
la massima pressione su tutti gli indirizzi a nostra disposizione. Giugno
è tra pochi mesi, quindi lo sforzo deve essere massimo in queste
settimane.
Gianni Zardini del circolo Pink si sta occupando della pagina Web, quindi
qualunque suggerimento grafico o anche idee sul simbolo (o logo, ma il
termine logo suona un pò troppo commerciale :-)) dell'iniziativa
può contattare direttamente lui.
Massimo Mele
