19.06.2003 Roma | Queer for Peace partecipa al Pride di Gerusalemme
13.06.2003 Gerusalemme | Rinviato il Pride di Gerualemme
10.06.2003 Roma | Partenza missione di pace gay e lesbica in Palestina
Roma
Queer for Peace aderisce alla manifestazione nazionale contro il muro
dell'apartheid
Mentre la comunità internazionale aspetta inerte la ripresa dei colloqui di pace, Israele continua nella sua politica di totale destabilizzazione della società e delle istituzioni palestinesi, di violenza e aggressione di civili e militanti politici e di distruzione di case e infrastrutture.
La costruzuione del muro di accerchiamento dei territori occupati poi, oltre a permettere ad Israele l'annessione dei territori palestinesi più fertili e delle sue risorse idriche, dimostra chiaramente quello che i movimenti pacifisti da tempo denunciano: la trasformazione, anche visiva, dei territori in enormi campi di concentramento sotto il totale controllo israeliano.
Non neghiamo le paure di Israele e il suo diritto ad esistere, ma crediamo che il terrorismo palestinese trovi nell'occupazione stessa la sua ragion d'essere e che la violenza e l'odio contro israele possano essere diretta conseguenza della sublimazione della dignità di un popolo oppresso e imprigionato sulla propria terra.
La politica del terrore di Sharon allontana una possibile soluzione pacifica e pone l'intera popolazione israeliana in un costante pericolo, tanto che aumenta sia il fronte pacifista che l'obiezione militare.
L'estrema gravità della situazione impone a tutti e tutte noi un impegno concreto per fermare il massacro partendo da noi e dalle nostre responsabilità individuali e collettive.
Durante la nostra missione di pace gay e lesbica, lo scorso Giugno, abbiamo potuto constatare la lontananza che c'è fra la vita reale nei territori e la sua rappresentazione massmediologica. Mentre in occidente si parlava di Road Map e di terrorismo, in Palestina continuavano gli omocidi selettivi, le retate notturne, l'abbattimento di case e infrastrutture, la mortificazione e l'umiliazione quotidiane di un popolo ridotto in schiavitù sulla propria terra. Abbiamo constatato come il mancato sviluppo sociale, come i percorsi di leberazione sessuale, sia dovuto quasi completamente all'occupazione piuttosto che ad una reale scelta politico culturale. I luoghi d'incontro gay e i timidi tentativi di associazione sono stati spazzati via dalla violenza israeliana allo scoppio della seconda Intifada che ha costretto di nuovo gay e lesbiche alla doppia oppressione sociale e militare. Abbiamo visto il muro, il filo spinato, i fossati e i reticolati elettrificati. Abbiamo provato orrore e sgomento così come lo provammo in passato davanti ai documenti e alle foto di Auschwitz e Dachau.
Sabato 8 saremo in piazza per dire basta all'occupazione, al muro e alla
logica della violenza. Per la libertà e l'autodeterminazione dei corpi
e dei popoli.
Queer for peace, gay lesbiche trans contro la guerra
QfP: Movimento Omosessuale Sardo (Sassari), circ. Mario Mieli, Queering sapienza (Roma), Azione gay lesbica (Firenze), circ. Pink (Verona), Antagonismo gay (Bologna), circ. Maurice (Torino), Movimento d'Identità Transessuale naz., circ. Arci Borderline
info tel: 079219024 (MOS), 065413985 (Mieli)
per contatti: Massimo Mele 3473078697
Roma
Queer For Peace partecipa al Pride di Gerusalemme
Dopo due settimane di incontri nei territori occupati, la delegazione italiana di Queer for peace, gay lesbiche bisessuali transgender contro la Guerra, si avvia a partecipare, venerdì 20 giugno 2003, alla Pride Parade di Gerusalemme (la partenza del corteo è prevista alle ore 13.00), ultimo appuntamento della missione di pace in Medio Oriente. In realtà la Pride Parade si sarebbe dovuta tenere la scorsa settimana, ma l 'attentato suicida in cui morirono 17 persone, tra cui un attivista dell' Open House, l'associazione glbt di Gerusalemme, portò gli organizzatori ad uno slittamento di una settimana per evitare la concomitanza con i funerali delle vittime e per condividere questo momento con la città in cui ritorna la paura e il dolore.
Ieri si è tenuto un incontro con il Consolato Italiano per stabilire un primo contatto ufficiale e per garantire un'eventuale assistenza in caso di problemi all'aeroporto di Ben Gurion. Infatti il primo gruppo, che ha lasciato Israele il 16,ha dovuto attendere quasi 5 ore tra controlli, perquisizioni e interrogatori.
A parte controlli e check point, che hanno impedito l'ingresso in parte dei territori, fra cui Qalqilia e Gaza, la missione ha avuto grande successo, sia nella pratica della diplomazia dal basso, incontrando e mettendo in comunicazione fra loro gay e lesbiche israeliane con gay e lesbiche provenienti dai territori, sia nell'intento di inserire la tematica dell' orientamento sessuale e delle identità di genere nella più ampia battaglia contro la guerra e per il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese. Nei vari incontri con rappresentanti della società civile, delle istituzioni e responsabili dei colloqui di pace, il leit motiv è sempre stato, inizialmente, l'anteposizione dell'indipendenza e della fine dell'occupazione a qualsiasi discorso sui diritti individuali. Ma dopo ore di confronto, anche serrato, tutte/i hanno mostrato disponibilità e interesse riconoscendo la parola omosessuale, le problematiche di gay e lesbiche e trans nei territori e la necessità di affrontarle partendo dall' immediato. Questo atteggiamento è ben sintetizzato dall'incontro con Mustafà Bargouthi, coordinatore delle ONG palestinesi, che solo alla fine della discussione è riuscito a pronunciare la parola omosessuale e a rendersi disponibile per incontrare gay e lesbiche dei territori per trovare insieme le modalità e le strategie necessarie ad inserire il tema nella società palestinese.
Anche da parte Israeliana, e non solo dalla comunità glbtq, c'è stata una grande apertura e interesse, forse dovuto alla stanchezza nei confronti della violenza e della perenne crisi economica, ma anche dall'incapacità di comprendere il fanatismo di una parte della società israeliana, ancora cieca alle ragioni della pace.
Ultimo incontro venerdì alle 11.00 a Ramallah con Hanan Asrawi, ex ministra palestinese e intellettuale riconosciuta e rispettata sia in Israele che in Palestina.
Questa sera incontro con il Jerusalem Open House, per un piccolo resoconto della nostra missione e gli ultimi preparativi per la parata di domani.
Love without borders e' l'auspicio di questo Pride, che speriamo diventi patrimonio collettivo di tutta la società israeliana e non solo del popolo glbtq.
Per Queer for peace
Massimo Mele
Per informazioni:
Gerusalemme Tel 00972(0)55709487
Gerusalemme
Rinviato il Pride di Gerualemme
Oggi doveva tenersi il glbt Pride di Gerusalemme ma è stato rimandato
di una settimana in seguito all'attentato suicida di mercoledi. Nell'incontro
di ieri con la delegazione di Queer for Peace gli organizzatori hanno
spiegato la loro sofferta decisione.
La scelta del rinvio nasce dal sentirsi parte di questa città soprattutto
in un momento di ritorno della paura e del dolore che ha colpito anche
direttamente la Jerusalem Open House - organizzatrice del Pride - con
la morte di uno degli attivisti.
è diffuso lo sconcerto generale per gli omicidi mirati dei giorni scorsi,
che avevano come obiettivo il leader politico di Hamas, Rantisi. Questi
atti rompono la tregua e di fatto contraddicono le dichiarazioni di Sharon,
e scatenano una reazione palestinese che allontana dalla realizzazione
della Road Map e accresce la crisi della leadership palestinese.
Ieri a Ramallah nell'incontro con Mustafà Bargouthi - responsabile delle
ONG palestinesi - abbiamo affrontato la questione delle condizioni di
vita delle persone glbt nella società palestinese. Dopo aver chiesto
e ricevuto solidarietà per la causa palestinese in un momento di
riacutizzarsi della morsa militare su Gaza, Bargouthi si è dichiarato
aperto ad agire sul piano legislativo, per inserire normative antidiscriminatorie
nella futura costutuzione palestinese, sul modello della nuova Costituzione
sudafricana.
Sul piano sociale abbiamo individuato l'importanza di creare dei punti
di riferimento nelle ong per le persone glbt e il ruolo di ponte che Queer
for Peace può svolgere per la rete sommersa delle persone glbt
in Palestina.
QueerForPeace
Roma
Partenza missione di pace gay e lesbica in Palestina
“Make love, your only occupation”
Martedì 10 Giugno una delegazione di gay, lesbiche e transgender
partirà per la Palestina per una missione di pace.
Scopo della missione sostenere gli sforzi di chi, in Israele, si batte
contro l’occupazione e la guerra e inserire la lotta per il diritto
all’ orientamento sessuale e le identità di genere nella
battaglia del popolo palestinese per l’indipendenza.
Dietro lo striscione “Make love, your only occupation” parteciperemo
al Pride di Gerusalemme “love without borders”, il 13 Giugno,
che si celebra, fra grandi difficoltà, per la seconda volta nella
storia. Il primo tentativo. Lo scorso anno, fu una grande scommessa parzialmente
riuscita, visto che solo grazie ad un imponente dispiegamento di forze
di polizia il corteo è uscito indenne dalle contestazioni furiose
di estremisti israeliani. L’elezione alla guida della città
di un ultra ortodosso poi ha solo peggiorato le cose. Il Pride si può
fare solo grazie all’imposizione del tribunale che obbliga il comune
a pagare le spese dello scorso anno al Jerusalem Open House. Scommessa
difficile dunque, soprattutto per via della scarsissima partecipazione
al corteo e non certo per la paura degli attentati. Eppure qui si gioca
anche la tanta decantata democrazia israeliana, troppo spesso confusa
con il liberismo sfrenato di Tel Aviv, che però non rappresenta
certo Israele e la realtà dei rapporti sociali in una società
militarizzata e iperreligiosa. Eppure nell’ultimo periodo una strumentale
campagna razzista portata avanti dai radicali italiani e da alcuni gruppi
gay, ha cercato di contrapporre la totale libertà dei gay israeliani
alla repressione palestinese, falsando totalmente la realtà. Rifiutiamo
la lettura della realtà attraverso il filtro etero/liberista che
impone una contrapposizione su base etnica, religiosa o economica. Noi
preferiamo utilizzare un filtro queer che ci fa sempre stare dalla parte
degli oppressi/e, siano essi/e palestinesi oppressi dall’esercito
israeliano o gay e lesbiche israeliane oppresse dagli ebrei ortodossi,
così come gay e lesbiche palestinesi oppressi dai fondamentalisti
islamici. Ma è proprio in questa contraddizione che noi vediamo
il legame delle lotte contro tutte le forme di oppressione con la più
ampia lotta per i diritti umani e contro la guerra, che in Palestina si
chiama occupazione, di cui la lotta di liberazione omosessuale è
parte integrante. Durante la missione infatti incontreremo esponenti della
società civile e politici palestinesi per discutere con loro di
omosessualità, identità di genere e diritti umani e per
proporre un progetto di cooperazione internazionale volto alla creazione
di un centro di riferimento per gay, lesbiche e trans a Ramallah. Questo
perché la lotta per l’indipendenza di un popolo è
tanto più forte quanto più riconosce al suo interno il diritto
all’autodeterminazione individuale anche in campo sessuale.
L’elenco di incontri in Palestina, ancora in fase di aggiustamento,
è molto fitto e include, fra gli altri: Mustafà Bargouthi,
coordinatore delle ONG palestinesi, Michael Tarazi, resp. Legale dell’OLP,
esponenti dell’ università di legge di Birzeit, del sindacato
palestinese e dell’università di Al Quds, oltre che rappresentanti
di associazioni per i diritti umani.
In Israele incontreremo invece Michal Eden, cons. comunale del Merez a
Tel Aviv e militante lesbica, Tamar Gozansky, ex parlamentare comunista
della Knesset, Agoudàà la principale ass. glbt israeliana, il Jerusalem
Open House, l’associazione glbt organizzatrice del Pride di Gerusalemme,
il Black Laundry, movimento Queer contro l’occupazione e vari esponenti
di associazioni e gruppi pacifisti e per i diritti umani.
Fanno parte della delegazione:
Massimo Farinella e Francesco Falzetta - circ. Mario Mieli,
Massimo Mele e Paolo Giuliani - Movimento Omosessuale Sardo,
Gianuario Muntoni e Claudio Casu - circ. Arci Borderline
Sassari,
Renato, Marco e Cristian - Antagonismo gay di Bologna
e Torino,
Antonella D’Annibale - circ. Maurice Torino,
Renato Sabbadini - Arci Gay nazionale,
Riccardo Bettini - Azione gay e lesbica Firenze,
Valerie - Movimento Italiano Transessuali (MIT),
Marco Sanna - circ. Arci Noir Sassari,
Helena Velena, Andrea Iannetta e alcuni altri/e singoli/e.
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