Il MOS su Stato Civile “Ma quali opinioni, questo è odio”

Fucilazione immediata”. E’ questo uno dei macabri commenti dei seguaci del Popolo della Famiglia e di altri movimenti di ultrà cattolici, alla puntata della trasmissione Stato Civile che ha presentato la storia di Simona e Stefania.
Unitesi civilmente a Domusnovas, lo scorso primo Ottobre, le due donne si sono trovate sotto il fuoco incrociato di centinaia di integralisti cattolici che hanno risposto all’appello alla mobilitazione contro il programma di Raitre dei loro leader come Adinolfi e Giovanardi. Insulti, offese, derisioni, minacce, persino l’augurio di morire per fucilazione o essere bruciate in piazza. I cattolici no gender non risparmiano nessuno, nemmeno la figlia che, a soli dodici anni, si deve misurare con l’odio e la violenza del loro fanatismo.

Eppure chiunque le abbia viste in TV, o le conosca personalmente, non ha dubbi: la loro è una vera famiglia, con tanto amore, rispetto, riconoscimento reciproco. Tutto quello che manca a molte famiglie degli “odiatori professionisti” del Family Day. A cominciare dal suo capo: divorziato, risposato a Las Vegas e padre di due bambine (da madri diverse), Mario Adinolfi diventa leader dei movimenti oltranzisti cattolici dopo l’umiliante sconfitta alle primarie del PD del 2009, dove ottiene un ridicolo 0,17%, e alcuni progetti, di dubbia moralità, come il settimanale di incitamento al gioco d’azzardo rivolto ai più giovani The Week.

Una galassia di sigle, movimenti, fanzines, riviste, pagine Facebook, siti internet, veglie e iniziative discutibili contro gay e lesbiche (non solo i loro diritti) e, più in generale, contro le pari opportunità e la lotta agli stereotipi ed alla violenza di genere perché solo “la donna sottomessa edifica la famiglia”.

Se gay e lesbiche sono malati e viziosi, le loro famiglie sono il nemico da abbattere, figli compresi. Nessuna remora a offendere, denigrare, minacciare uomini e donne che si amano, anche in presenza di figli che diventano il prodotto del “consumismo gay” e quindi sacrificabili sull’altare della lotta per la “difesa della famiglia naturale”, quel modello di famiglia ideale che sono i primi a mortificare nelle loro condotte quotidiane.

E questo è quanto è successo anche a Simona e Stefania che, inizialmente, hanno resistito e subito in silenzio ma poi, davanti allo sciacallaggio nei confronti della loro figlia, hanno deciso di tutelarsi dando mandato ad un legale di rispondere a questa ignobile campagna.

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Al loro fianco anche il Movimento Omosessuale Sardo “Altro che libertà di opinione, questa campagna di odio, che coinvolge anche minori, è inaccettabile e immorale” tuona Barbara Tetti, presidente dell’associazione. “Non siamo più disponibili a subire in silenzio le bugie e le minacce di questi esaltati, ci tuteleremo pubblicamente e legalmente”. Per questo il MOS ha deciso di partecipare alla denuncia che presenteranno le due donne e di proporre la propria costituzione di parte civile nel processo.

Ma non mancano le critiche al mondo dell’informazione “Sintomatica la scelta di tanti giornali di presentare le varie unioni, o casi come quello di Simona e Stefania, dando voce a religiosi ed omofobi di ogni specie”, continuano dal MOS “o, come ha fatto l’Unione Sarda in questa vicenda, con dichiarazioni antigay dei pochissimi gay o lesbiche visibili ma intrisi di omofobia interiorizzata”.

E, stando a voci vicine all’associazione, la “tutela legale” non si fermerà al popolo della Famiglia ma verrà estesa anche ai piccoli Adinolfi che crescono in Sardegna “Uomo avvisato . . . “.