La violenza nelle coppie gay e lesbiche e femminicidio. Due appuntamenti a Sassari

In vista del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, le associazioni si mobilitano: il 19 un incontro sulla violenza domestica nelle coppie etero ed omosessuali e Venerdì 25 un flash mob per dire che “L’unico segno che voglio è quello di un bacio”.

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Il ricordo del brutale omicidio di Angela Doppiu, massacrata di botte e bruciata viva dal marito con cui aveva convissuto per quasi cinquant’anni, è difficile da cancellare, soprattutto per chi si batte da anni contro la violenza. Eppure ci si rende conto che a fronte dell’insistente invito alle donne a denunciare violenze fisiche e psicologiche fra le mura domestiche non esiste un sistema di assistenza e protezione che permetta realmente di farlo. Dall’avvocato, che nel caso di Angela ha dimostrato tutta la sua impreparazione, all’assenza di strutture per le emergenze (il numero verde del centro Aurora risponde solo fino alle 18:00 e comunque l’intervento immediato non sempre è previsto), fino all’impreparazione delle forze dell’ordine e degli assistenti solciali. Mancata preparazione che, nel caso di violenza domestica nelle coppie gay e lesbiche, diventa spesso un freno se non un muro insormontabile.
Di violenza nelle coppie omosessuali si parlerà Sabato 19 Novembre alle ore 16:00, Sala Angioy Provincia di Sassari, nell’incontro “L’ho fatto per amore” Voci e volti della violenza nelle coppie etero e LGBTorganizzato dal CAM Nord Sardegna (Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti) in collaborazione con il MOS (Movimento Omosessuale Sardo).
La violenza non può essere affrontata né tenendo conto degli stereotipi che conducono alla ricerca dell’uomo con il volto da “mostro”, né basandosi sulla trattazione divisa per “identità sessuale”. Lo dimostra l’ultimo rapporto divulgato in una ricerca condotta da ArciLesbica Roma, in cui è emerso che “la violenza domestica tra coppie dello stesso sesso si verifica in percentuali simili a quelle della violenza tra coppie eterosessuali”.
Dati non trascurabili che hanno portato le due associazioni ad interrogarsi verso il cambiamento: “Dopo il riconoscimento delle Unioni Civili” – afferma Barbara Tetti, presidente del MOS – “ci sembra opportuno cominciare a parlare di violenza domestica nelle coppie gay e lesbiche. Abbiamo lottato a lungo per l’uguaglianza, ma almeno in questo speravamo di essere diversi. Purtroppo non è così”. Così il CAM Nord Sardegna, che opera come centro per la presa in carico degli autori di violenza, ed il MOS, che si occupa di promozione di servizi diretti alla comunità omosessuale, hanno preso l’impegno di procedere verso un protocollo d’intesa che verrà ufficializzato proprio in occasione del convegno del 19 novembre.
Un convegno a cui prenderanno parte figure di spicco del panorama internazionale, come la prof.ssa Flavia Monceri e il dott. Guido Mazzucco, di quello nazionale come il dott. Francesco Birocchi e di quello regionale, dalla presidente del MOS, Barbara Tetti alla presidente del CAM Nord Sardegna, Nicoletta Malesa, i cui interventi si alterneranno subito dopo l’introduzione dell’attore Gian Giorgio Cadoni, condotti dalle note della musica per violoncello di Roberta Botta. Durante la serata, l’importante contributo di una testimonianza maschile, con Nicola Di Pietro, per l’associazione “Maschile in gioco” Roma.

unicoSegnoCheVoglio

Venerdì 25 Novembre, alle ore 19.00 in piazza d’Italia, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il coordinamento Diritti al Cuore DOC (Diritti, Orgoglio, Cittadinanza) promuove a Sassari, per il secondo anno consecutivo, un flash mob denominato “L’unico segno che voglio“.
“Crediamo sia necessario essere in piazza non solo per commemorare ma anche per rivendicare una seria politica di contrasto della violenza di genere,” si legge nel comunicato “sia attraverso l’educazione nelle scuole e nelle famiglie (contro stereotipi e ruolo di genere e per una cultura del rispetto e della differenza) che con il sostegno alle strutture di prima assistenza e di accoglienza, poco presenti in città”. Le e i partecipanti sono invitati a portare indumenti di colore rosso, sciarpa o foulard, cravatte, “a sottolineare la disponibilità a mettersi gli uni nei panni delle altre e viceversa” e, ovviamente, il rossetto rosso, “per stampare sulle nostre guance quanti più baci possibile“.