Caratteristiche
generali e scopo del progetto.
Nel
marzo del 2003 un gruppo di associazioni di volontariato, da sempre
impegnate in campagne d’informazione e prevenzione sulla sindrome da
immunodeficienza acquisita (AIDS), ha proposto alle autorità locali un
progetto consistente in un’indagine conoscitiva sul livello
d’informazione della popolazione sarda riguardo a tematiche legate al
virus dell’immunodeficienza umana (HIV).
Il
circolo ARCI Borderline di Sassari, principale promotore di tale
iniziativa, in collaborazione con il Movimento Omosessuale Sardo, il
Gruppo Persone Sieropositive e il Comitato Lotta all’AIDS, tutte
associazioni di volontariato di Sassari, ha ideato un questionario con
domande sull’ HIV e la sua trasmissione da distribuire nel territorio
sardo.
Lo scopo principale del
progetto è quello di individuare le eventuali lacune conoscitive della
popolazione sarda sull’ HIV, sulla sua trasmissione e sulle
conseguenze che la sua infezione può causare sull’organismo.
L’elaborazione finale
dei dati provenienti dalle risposte di persone appartenenti a varie
fasce di età e di diversa estrazione socio-culturale, potrebbe infatti
permettere di individuare quale o quali porzioni di popolazione
dovrebbero diventare il potenziale target per future campagne di
informazione e prevenzione.
L’originalità di tale progetto consiste nel
fatto che il concetto di target è stato fino ad ora applicato, a
livello locale, solo per indagini di tipo economico e commerciale. In
questo contesto la salute diventa il prodotto da “vendere”; resta da
conoscere a chi tale “prodotto” essenziale dovrebbe essere
pubblicizzato.
Non sembrerà per niente strano, perciò, citare
l’esempio del semplice linguaggio da utilizzare in eventuali campagne
di prevenzione, che dovrà essere ovviamente diverso se il target è la
fascia adolescenziale o quella dei giovani adulti.
Lo scopo principale della presente ricerca è
quindi quello di fornire linee guida per future campagne di informazione
e prevenzione, tramite la possibile individuazione delle fasce di
popolazione che avrebbero maggiore bisogno o diritto di informazioni
sulla propria salute.
Introduzione
HIV
e AIDS
L’HIV
è un virus che appartiene alla famiglia Retroviridae, della quale fanno
parte numerosi altri virus a lungo studiati nei laboratori per la loro
capacità di indurre tumori in un gran numero di ospiti animali come
uccelli, topi, gatti, maiali e diversi tipi di primati.
Nel 1980
un virus appartenente a questa famiglia fu per la prima volta isolato
nell’uomo dai linfociti T di un paziente con leucemia; ad esso fu dato
il nome di virus linfotropo per le cellule T umane di tipo I (HTLV-I).
Nel 1982 un secondo virus fu isolato da un paziente di Seattle con
leucemia a cellule capellute, a questo fu dato il nome di HTLV-II.
L’AIDS
è stata riconosciuta come sindrome nel 1981 negli Stati Uniti, in
seguito ad un numero estremamente elevato di casi di polmonite da Pneumocystis
carinii e sarcoma di Kaposi osservati in soggetti giovani a New York
e San Francisco. Tali patologie erano e sono estremamente rare nella
popolazione generale, per questo fu avviata una sorveglianza
epidemiologica che suggerì la natura infettiva di tale sindrome.
Dopo 2
anni di ricerche, alla fine del 1983, venne isolato l’agente
eziologico da parte del laboratorio di virologia dell’Istituto Pasteur
di Parigi e del National Cancer Institute di Bethesda.
Il virus
venne inizialmente denominato LAV (lymphadenopathy virus) e HTLV-III (human
T-lymphotropic retrovirus tipe III); successivamente gli si è
attribuita l’attuale denominazione: HIV.
L’HIV,
di cui sono noti 2 sierotipi (1 e 2), appartiene alla sottofamiglia
Lentivirinae.
Esso
causa l’AIDS, che può essere definita come una condizione morbosa che
colpisce in prevalenza giovani adulti e bambini con manifestazioni
cliniche che vanno da infezioni opportunistiche ad insolite forme di
tumori, dovute ad una grave compromissione della risposta immunitaria
cellulo-mediata.
L’epidemia
è probabilmente originata nell’Africa equatoriale, zona nella quale
il virus era endemico con ogni probabilità fin dagli anni 50. Da qui si
è diffusa alla fine degli anni 70 nelle isole dei Caraibi ed in alcune
aree metropolitane degli Stati Uniti e del Nord Europa.
Gli
intensi scambi commerciali e turistici tra aree inizialmente interessate
dall’epidemia ed altre non ancora colpite, così come
l’uso di emoderivati infetti provenienti in particolare dagli
Stati Uniti, hanno contribuito ad una diffusione quanto mai ampia
dell’infezione negli anni 80; negli anni 90 si è osservata la
comparsa dei primi casi anche in aree ritenute immuni, quali il nord
Africa, il Medio Oriente e la Cina.
Il virus
si può principalmente trasmettere tramite rapporti sessuali penetrativi
non protetti, tramite il sangue e/o i suoi derivati e per trasmissione
verticale da madre a bambino.
Per
quanto riguarda i rapporti sessuali, sono ritenuti più a rischio i
rapporti anali non protetti, a causa della maggiore probabilità di
formazione di microlesioni mucose che favorirebbero il passaggio del
virus nel circolo ematico, seguiti dai rapporti vaginali.
Abbastanza
controverso è il discorso dei rapporti orali non protetti. Larghi studi
condotti recentemente su coppie con un/a partner sieropositivo/a che
praticavano sesso orale senza precauzioni, non ha portato a nessuna
individuazione di nuovi casi di acquisizione del virus.
Questo
fa pensare che i rapporti orali siano a bassissimo rischio di contagio,
anche quando si ha eiaculazione nella cavità buccale.
A titolo
puramente cautelativo si preferisce definire tale tipo di rapporti a
basso rischio, precisando che sarebbe comunque meglio evitare
l’eiaculazione nella cavità buccale e/o usare il profilattico.
Infatti lo sperma, al pari del sangue, del latte e delle secrezioni
vaginali e cervicali, è il fluido corporeo che contiene una maggiore
concentrazione di particelle virali, rendendolo particolarmente
pericoloso ai fini dell’incremento del rischio di contagio in rapporti
non protetti.
Lacrime,
sudore, liquido pre-coitale, saliva etc. contengono ugualmente
particelle virali, ma non in una concentrazione tale da renderli
pericolosi.
Per
quanto riguarda il sangue, si ritiene che sia la via di trasmissione più
frequente dell’ HIV in alcuni paesi, tra cui l’Italia, a causa dello
scambio di siringhe effettuato frequentemente da chi fa uso di droghe
per via iniettiva.
Il
sangue per le trasfusioni e gli emoderivati sono ormai diventati sicuri,
a causa dell’uso di test di screening estremamente sensibili che
consentono di individuare campioni infetti con assoluta certezza.
Infine
la trasmissione da madre sieropositiva al prodotto del concepimento
avviene nella maggior parte dei casi alla nascita, per contatto con il
sangue materno durante il passaggio nel canale del parto (probabilmente
tramite la congiuntiva del neonato), o durante l’allattamento;
raramente infatti si ha il passaggio del virus per via transplacentare e
cioè durante la gravidanza.
Per
questi motivi il taglio cesareo, l’allattamento artificiale del
neonato, la terapia antiretrovirale praticata in gestazione e al momento
del parto sono strategie profilattiche indicate dall’attuale
letteratura come estremamente efficaci nel ridurre la trasmissione
verticale dell’ HIV.
Una
volta penetrato nell’organismo il virus comincia a moltiplicarsi in un
notevole numero di cellule, ma esso ha un particolare tropismo
per alcuni tipi di cellule immunitarie e cioè i macrofagi ed i
linfociti CD4+. Queste cellule hanno un ruolo fondamentale nell’ambito
del sistema immunitario. La loro progressiva distruzione determina una
caratteristica suscettibilità ad infezioni, che in soggetti normali
sono di scarsa rilevanza o totalmente asintomatiche (infezioni
opportunistiche), ed a tumori. Tale processo distruttivo è abbastanza
lento (da qui il nome della sottofamiglia alla quale l’HIV appartiene:
Lentivirinae) ed è in media di 10 anni, dopodiché si passa all’AIDS
e dal momento della diagnosi la sopravvivenza è in media di 1 anno. Il
95% dei soggetti con diagnosi di AIDS infatti muore entro 5 anni. Questa
è ovviamente la storia naturale dell’infezione, in assenza cioè di
trattamento farmacologico.
Allo
stato attuale, l’AIDS costituisce l’unica sindrome di eziologia
virale per la quale risultano disponibili numerosi schemi terapeutici
efficaci, che consentono di prolungare notevolmente la sopravvivenza.
A
tutt’oggi comunque l’AIDS è considerata una malattia con una
mortalità vicina al 100%; estremamente rari, infatti, sono i casi
citati in letteratura, di sieronegativizzazione di soggetti
precedentemente positivi al test per l’ HIV.
Va
inoltre precisato che, a differenza di molti altri virus, l’ HIV
persiste nell’organismo e che non può essere eliminato dalla risposta
immunitaria.
Allo
stato attuale delle nostre conoscenze, la possibilità di eradicare
l’infezione, tramite strategie terapeutiche o vaccinali, sembra ancora
lontana.
La
condizione di sieropositività, infine, può essere totalmente
asintomatica ed essere unicamente caratterizzata dalla presenza in
circolo di anticorpi contro il virus; ciò può essere verificato solo
tramite l’esecuzione di test sierologici e questa può essere
considerata una situazione estremamente pericolosa, ai fini della
diffusione dell’infezione, in quanto chi è sieropositivo può non
essere a conoscenza del proprio stato.
Epidemiologia
dell’infezione.
L’Organizzazione
Mondiale della Sanità ha reso noto che, al Dicembre del 2003, i/le
sieropositivi/e al mondo sono circa 40 milioni, con 37,5 milioni di
adulti e 2,5 milioni di bambini sotto i 15 anni.
Nel 2003
si sono registrate 5 milioni di nuove infezioni, con una media di 14.000
nuove infezioni al giorno. Si sono inoltre registrati 3,1 milioni di
morti sempre nello stesso anno.
L’area
più interessata dal problema nel mondo è l’Africa sub-sahariana, con
circa 27 milioni di soggetti colpiti dall’infezione, seguita dal sud e
sud-est asiatico con circa 6 milioni.
E’
stato registrato, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, un
incremento d’incidenza tra le donne e i soggetti tra i 15 ed i 24
anni.
Riguardo
all’Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che al
dicembre del 2002 sono stati notificati 51.172 casi di AIDS, di cui 932
solo nell’ultimo semestre. I pazienti deceduti sono stati 33.308
(65,1%). Il 77,8% sono di sesso maschile, l’1,4% bambini. L’età
mediana alla diagnosi era di 34 anni per i maschi e di 32 anni per le
femmine.
Le
regioni più colpite sono nell’ordine: la Lombardia, la Sardegna, il
Lazio e la Liguria.
La
Sardegna ha un tasso d’incidenza del 5,5 per 100.000 abitanti, secondo
solo a quello della Lombardia che è del 5,6. Per quanto riguarda i
tassi di incidenza secondo la provincia di residenza, i più alti del
2002 sono nell’ordine: Brescia, Sassari, Rimini, Lecco, Forlì e
Cagliari.
L’età
mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS, mostra un aumento nel
tempo; infatti nel 1985 la mediana era di 29 anni per i maschi e di 24
per le femmine, nel 2002 le mediane sono rispettivamente a 40 e 36.
Questo dato è con ogni probabilità dovuto all’introduzione di nuovi
ed estremamente efficaci schemi terapeutici.
Il 61%
del totale dei casi sono dovuti alle pratiche associate all’uso di
stupefacenti per via endovenosa, il 15,9% a rapporti
omosessuali/bisessuali non protetti, il 18,6% a rapporti eterosessuali
non protetti. Nell’ultimo anno si è inoltre osservato un notevole
aumento di nuovi casi dovuti a rapporti sessuali non protetti, con una
riduzione delle altre vie di trasmissione (soggetti emofilici, trasfusi,
tossicodipendenti).
Purtroppo
in Italia solo alcune regioni (tra le quali non figura la Sardegna)
hanno sistemi di sorveglianza per la registrazione di nuovi casi di
sieropositività, per questo motivo si può solo fare una stima del
numero totale di sieropositivi nel nostro paese, che secondo
l’Istituto Superiore di Sanità ammonta a 80.000-110.000.
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Sono
stati inoltre visitati per la raccolta
dei dati relativi a questa sezione i siti Internet ufficiali
dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità.
Materiale
e metodo.
L’unico materiale usato per l’indagine
consiste in un questionario distribuito in forma anonima, composto da 27
domande (figura n° 1) con unica possibilità di risposta tra 2 e 6
opzioni, ad eccezione della domanda n° 1.
Le prime 7 sono domande generiche su età
(domanda n° 1), sesso (domanda n° 2), provincia di provenienza
(domanda n° 3), numero di abitanti del luogo di residenza (domanda n°
4), titolo di studio (domanda n° 5), professione (domanda n° 6) e
reddito annuo (domanda n° 7).
Le domande n° 8,9,10,11,12,13,14 e 22
riguardano principalmente la malattia e cioè l’AIDS, l’ HIV, la sua
trasmissione e la prevenzione dell’infezione. Esse sono state definite
arbitrariamente domande di gruppo1 ed hanno un carattere più
prettamente scientifico.
Le domande n° 16,17,18,19 riguardano la
percezione soggettiva della malattia, dello stato di sieropositività e
della situazione epidemiologica a livello regionale. Sono state definite
domande di gruppo 2 e mirano, tra l’altro, a sondare l’eventuale
presenza di pregiudizi e/o scarsa informazione sul problema ed hanno un
carattere più prettamente sociologico.
La domanda n° 21, pur avendo caratteristiche
simili alle domande di gruppo 1, è stata
classificata tra le domande di gruppo 2 perché si voleva testare
la presa che determinate notizie giornalistiche hanno sulla popolazione
(l’invenzione di vaccini, l’introduzione di terapie miracolose etc.).
Tale domanda quindi finisce per testare la percezione individuale della
malattia e non aspetti prevalentemente scientifici del problema.
Le domande n° 15 e n° 18 sono una sorta di
ibrido tra i due gruppi che si è deciso d’inserire nel gruppo 2 per
l’alta percentuale relativa di risposte all’opzione “c” (vedi
dopo) che denotano la diffusa presenza di pregiudizi sul tema dei
soggetti intervistati.
Tralasciando la domanda n° 20 che ha un
carattere francamente ipotetico, le domande n° 23,24,25,26 riguardano
la percezione individuale del livello di conoscenza sul tema e del grado
d’informazione fornita da mass-media, istituzioni etc. da parte del
campione.
Infine la domanda n° 27, assimilabile alle
domande di tipo generale, mira ad individuare se un coinvolgimento
personale e cioè la conoscenza di un/a sieropositivo/a, spinga le
persone ad acquisire un maggior livello conoscitivo ed un minor carico
di pregiudizi sul problema.
Riguardo al metodo di
distribuzione del questionario si è deciso di intervistare un campione
il più multiforme possibile della popolazione sarda per quanto riguarda
le variabile sopraccitate eccezion fatta per l’età, ove si sono
volute maggiormente privilegiare le fasce adolescenziale e giovanile.
Il questionario è stato
distribuito in alcune scuole superiori campione delle province sarde,
scegliendo di intervistare tutti i soggetti di alcune classi di diversi
corsi secondo lo schema 1° A, 2° B, 3° C e così via, ciò per
evitare che situazioni contingenti potessero falsare i dati, per esempio
un/a docente particolarmente sensibilizzato/a sul tema che facesse
campagne informative solo in un particolare corso o solo in alcune
classi, ma nel contempo avere un campione sufficientemente
rappresentante tutte le fasce d’età presenti nella scuola.
Il questionario è stato
inoltre distribuito nelle università, ad associazioni di volontariato,
in vari luoghi di ritrovo (bar, sale gioco etc.) e tramite panchetti per
le strade e nel corso di diverse manifestazioni culturali, politiche e
sportive del 2003.
Figura
n° 1: il questionario
1) Età:
(anni)
2) Sesso
a)
maschile
b)
femminile
3)
Provincia nella quale vive
a)
Sassari
b)
Nuoro
c)
Oristano
d)
Cagliari
4)
Numero di abitanti del luogo in cui vive
a)
meno di 5.000
b)
tra i 5.000 ed i 10.000
c)
tra i 10.000 ed i 50.000
d)
tra i 50.000 ed i 150.000
e)
sopra i 150.000
5)
Titolo di studio
a)
nessuno/licenza elementare
b)
diploma media inferiore
c)
diploma media superiore
d)
laurea
6)
Professione
a)
impiegato/a
b)
operaio/a
c)
libero/a professionista
d)
studente/ssa
e)
disoccupato/a
f)
altro
7)
Reddito annuo (personale o della famiglia di appartenenza)
a)
meno di € 5.000,00
b)
€ 5.000,00-€ 15.000,00
c)
€ 15.000,00-€ 30.000,00
d)
oltre € 30.000,00
8)
L’HIV è
a)
un batterio
b)
un virus
c)
una malattia
d)
non saprei
9) L’AIDS
è
a)
un virus
b) una malattia
infettiva
c)
una malattia ereditaria
d)
non saprei
10) L’HIV
si può trasmettere con
a) la saliva
b)
lo sperma
c)
il sudore
d)
non saprei
11) L’HIV
si può trasmettere con
a)
il sangue
b)
il bacio
c)
la convivenza con un sieropositivo
d)
non saprei
12) L’HIV
è più probabile che si possa trasmettere con:
a)
il liquido pre-coitale
b)
il semplice contatto
c)
le secrezioni vaginali
d)
non saprei
13) Quali dei
seguenti rapporti non protetti ritiene sia più a rischio per la
trasmissione dell’HIV
a)
rapporti orali con eiaculazione
b)
rapporti orali senza eiaculazione
c)
rapporti anali e/o vaginali
d)
non saprei
14) Il metodo
più efficace per evitare il contagio è
a)
avere rapporti sessuali con una persona fidata
b)
avere rapporti sessuali assumendo la pillola anticoncezionale
c)
evitare l’eiaculazione avendo un rapporto sessuale penetrativo
d)
usare il preservativo avendo un rapporto sessuale penetrativo
15) Quali
delle seguenti affermazioni lei pensa sia vera
a)
l’AIDS causa l’HIV
b)
l’HIV causa l’AIDS
c)
l’AIDS si prende conducendo una vita disordinata
(tossicodipendenza, omosessualità etc)
16) l’AIDS
è
a)
un problema che riguarda i tossicodipendenti
b)
un problema che riguarda gli omosessuali
c)
un problema che riguarda gli eterosessuali
d)
un problema che può riguardare tutti
e)
non è un problema che mi riguarda
17) La
Sardegna è
a)
una delle regioni con un numero di casi di AIDS più bassi in
Italia
b)
una delle regioni con un numero di casi di AIDS più alti in Italia
c)
un’area dove il problema AIDS riguarda persone che provengono da
fuori dell’isola
d)
non saprei
18) Un/a
sieropositivo/a
a)
è in tutti casi malato/a di AIDS
b)
ha nel sangue gli anticorpi contro il virus
c)
è una persona con comportamenti a rischio
d)
non saprei
19) Un/a
sieropositivo/a è
a)
riconoscibile a vista perché magro/a e sciupato/a
b)
è riconoscibile se si conoscono elementi della sua vita privata (
per es. si sa che è un/a tossicodipendente)
c)
non è affatto riconoscibile
d)
non saprei
20) Se lei
fosse sieropositivo/a
a) non lo direbbe a nessuno
b) lo direbbe solo al/la suo/a
migliore amico/a
c) lo direbbe solo al/la suo/a partner
d) lo direbbe solo ai suoi familiari
e) non avrebbe problemi a dirlo a tutti
21) Quale
delle seguenti affermazioni pensa sia vera
a)
dall’AIDS si può guarire
b)
di AIDS si muore
c)
l’AIDS non è più un problema perché esiste un vaccino
22) In quale
delle seguenti affermazioni si riconosce di più
a)
uso il preservativo solo se ho rapporti sessuali con persone che
non conosco
b)
uso il preservativo sempre e comunque
c)
non uso il preservativo perché utilizzo metodi alternativi di
prevenzione
(se la sua risposta è c)
prego apporre una croce in una delle seguenti)
astinenza
sessuale
coito
interrotto
pratiche
sessuali non penetrative
altro
(prego specificare)
23)
Pensa che l’informazione che lei ha ricevuto sull’AIDS sia
a)
scarsa/nulla
b)
insufficiente
c)
buona
d)
ottima
24) Lei
reputa di avere una conoscenza sul problema HIV/AIDS
a)
scarsa/nulla
b)
insufficiente
c)
buona
d)
ottima
25) Quale è
la fonte informativa che lei ritiene dia maggiori informazioni sull’HIV?
a) i mass-media (TV, giornali etc.)
b) la scuola
c) la
famiglia
d) gli
amici
e)
altro
26) Da quale
fonte preferirebbe avere maggiori informazioni su HIV/AIDS
a)
mass-media
b)
scuola
c)
famiglia
d)
ambiente sanitario
e)
altro
27)
Ha mai conosciuto personalmente un/a sieropositivo/a?
a) si
b) no
c) forse
Campione
Sono stati intervistati/e
1002 soggetti con un’età compresa tra i 14 ed i 60 anni (età media:
24,5 anni), di cui (tabella n° 1) 557 (55,6%*) tra i 14 ed i 20 anni, 260
(25,9%) tra i 21 ed i 30 anni, 185 (18,5%) oltre i 31 anni; di questi 549
(54,8%) erano femmine e 453 (45,2%) maschi.
*Tutte le percentuali sono state arrotondate per
eccesso o per difetto per evitare doppie cifre decimali
Tabella n°
1: fasce d’età dei soggetti intervistati.
|
fasce
d’età
|
numero
di risposte
|
percentuale
|
|
14-20
|
557
|
55,6
|
|
21-30
|
260
|
25,9
|
|
>31
|
185
|
18,5
|
Totale
|
1002
|
100
|
Per quanto riguarda la
provincia di residenza (tabella n° 2): in 307 casi (30,7%) si trattava
della provincia di Sassari, in 192 (19,1%) di Nuoro, in 139 (13,8%) di
Oristano ed in fine in 364 casi (36,4%) della provincia di Cagliari.
Tabella n°
2: provincia di residenza dei soggetti intervistati.
|
provincia
|
numero
di risposte
|
percentuale
|
|
Sassari
|
307
|
30,7
|
|
Nuoro
|
192
|
19,1
|
|
Oristano
|
139
|
13,8
|
|
Cagliari
|
364
|
36,4
|
Totale
|
1002
|
100
|
Riguardo alla domanda n°
4 (tabella n° 3), il 19,5% (195/1002) del campione ha dichiarato di
risiedere in un luogo con meno di 5.000 abitanti, il 16% (160/1002) fra i
5.000 ed i 10.000, il 24,7% (247/1002) fra i 10.000 ed i 50.000, il 19,7%
(198/1002) tra i 50.000 ed i 150.000, il 17,7% (177/1002) sopra i 150.000,
infine il 2,4% (25/1002) non sa/non risponde (NS/NR).
Tabella n°
3: numero di abitanti del luogo di residenza dei soggetti intervistati
|
numero
di abitanti
|
numero
di risposte
|
percentuale
|
|
<
5.000
|
195
|
19,5
|
|
5.000-10.000
|
160
|
16
|
|
10.000-50.000
|
247
|
24,7
|
|
50.000-150.000
|
198
|
19,7
|
|
>150.000
|
177
|
17,7
|
|
NS/NR
|
25
|
2,4
|
Totale
|
1002
|
100
|
Per quanto riguarda la domanda n° 5 (tabella n°
4), il 2,2% (22/1002) dei soggetti intervistati ha dichiarato di non avere
nessun titolo di studio o di avere la licenza elementare, il 56,4%
(565/1002) il diploma di scuola media inferiore, il 32,3% (323/1002) il
diploma di scuola media superiore ed infine il 9,1% (92/1002) degli
intervistati ha dichiarato di essere in possesso di un certificato di
laurea.
Tabella n°
4: titolo di studio dei soggetti intervistati
|
titolo
di studio
|
numero
di risposte
|
percentuale
|
|
nessuno/licenza
elementare
|
22
|
2,2
|
|
media
inferiore
|
565
|
56,4
|
|
media
superiore
|
323
|
32,3
|
|
laurea
|
92
|
9,1
|
|
Totale
|
1002
|
100
|
Alla domanda n° 6 del questionario (tabella n°
5), 69 soggetti su 1002 (6,9%) hanno risposto di essere impiegati/e,
67/1002 (6,7%) operai/e, 44/1002 (4,4%) liberi/e professionisti/e,
661/1002 (66%) studenti/esse, 92/1002 (9,1%) disoccupati/e ed 69/1002
(6,9%) hanno dichiarato di avere altra occupazione rispetto alle opzioni
previste dalla domanda.
Tabella n°
5: tipo di attività lavorativa dei soggetti intervistati