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Il Questionario

      Casella di testo:    

CIRCOLO ARCI BORDERLINE

 

Indagine conoscitiva sul problema HIV-AIDS

nella regione Sardegna

aprile 2003

      

 

A cura del dott. Satta

Medico specialista in Malattie Infettive

 

Casella di testo:

 In collaborazione con:

 Movimento Omosessuale Sardo

 e Gruppo persone sieropositive Sassari

  

Progetto finanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna  

 

 

 

Caratteristiche generali e scopo del progetto.

 

Nel marzo del 2003 un gruppo di associazioni di volontariato, da sempre impegnate in campagne d’informazione e prevenzione sulla sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), ha proposto alle autorità locali un progetto consistente in un’indagine conoscitiva sul livello d’informazione della popolazione sarda riguardo a tematiche legate al virus dell’immunodeficienza umana (HIV).

Il circolo ARCI Borderline di Sassari, principale promotore di tale iniziativa, in collaborazione con il Movimento Omosessuale Sardo, il Gruppo Persone Sieropositive e il Comitato Lotta all’AIDS, tutte associazioni di volontariato di Sassari, ha ideato un questionario con domande sull’ HIV e la sua trasmissione da distribuire nel territorio sardo.

Lo scopo principale del progetto è quello di individuare le eventuali lacune conoscitive della popolazione sarda sull’ HIV, sulla sua trasmissione e sulle conseguenze che la sua infezione può causare sull’organismo.

L’elaborazione finale dei dati provenienti dalle risposte di persone appartenenti a varie fasce di età e di diversa estrazione socio-culturale, potrebbe infatti permettere di individuare quale o quali porzioni di popolazione dovrebbero diventare il potenziale target per future campagne di informazione e prevenzione.

L’originalità di tale progetto consiste nel fatto che il concetto di target è stato fino ad ora applicato, a livello locale, solo per indagini di tipo economico e commerciale. In questo contesto la salute diventa il prodotto da “vendere”; resta da conoscere a chi tale “prodotto” essenziale dovrebbe essere pubblicizzato.

Non sembrerà per niente strano, perciò, citare l’esempio del semplice linguaggio da utilizzare in eventuali campagne di prevenzione, che dovrà essere ovviamente diverso se il target è la fascia adolescenziale o quella dei giovani adulti.

Lo scopo principale della presente ricerca è quindi quello di fornire linee guida per future campagne di informazione e prevenzione, tramite la possibile individuazione delle fasce di popolazione che avrebbero maggiore bisogno o diritto di informazioni sulla propria salute.

 

Introduzione

 

HIV e AIDS

 

L’HIV è un virus che appartiene alla famiglia Retroviridae, della quale fanno parte numerosi altri virus a lungo studiati nei laboratori per la loro capacità di indurre tumori in un gran numero di ospiti animali come uccelli, topi, gatti, maiali e diversi tipi di primati.

Nel 1980 un virus appartenente a questa famiglia fu per la prima volta isolato nell’uomo dai linfociti T di un paziente con leucemia; ad esso fu dato il nome di virus linfotropo per le cellule T umane di tipo I (HTLV-I). Nel 1982 un secondo virus fu isolato da un paziente di Seattle con leucemia a cellule capellute, a questo fu dato il nome di HTLV-II.

L’AIDS è stata riconosciuta come sindrome nel 1981 negli Stati Uniti, in seguito ad un numero estremamente elevato di casi di polmonite da Pneumocystis carinii e sarcoma di Kaposi osservati in soggetti giovani a New York e San Francisco. Tali patologie erano e sono estremamente rare nella popolazione generale, per questo fu avviata una sorveglianza epidemiologica che suggerì la natura infettiva di tale sindrome.

Dopo 2 anni di ricerche, alla fine del 1983, venne isolato l’agente eziologico da parte del laboratorio di virologia dell’Istituto Pasteur di Parigi e del National Cancer Institute di Bethesda.

Il virus venne inizialmente denominato LAV (lymphadenopathy virus) e HTLV-III (human T-lymphotropic retrovirus tipe III); successivamente gli si è attribuita l’attuale denominazione: HIV.

L’HIV, di cui sono noti 2 sierotipi (1 e 2), appartiene alla sottofamiglia Lentivirinae.

Esso causa l’AIDS, che può essere definita come una condizione morbosa che colpisce in prevalenza giovani adulti e bambini con manifestazioni cliniche che vanno da infezioni opportunistiche ad insolite forme di tumori, dovute ad una grave compromissione della risposta immunitaria cellulo-mediata.

L’epidemia è probabilmente originata nell’Africa equatoriale, zona nella quale il virus era endemico con ogni probabilità fin dagli anni 50. Da qui si è diffusa alla fine degli anni 70 nelle isole dei Caraibi ed in alcune aree metropolitane degli Stati Uniti e del Nord Europa.

Gli intensi scambi commerciali e turistici tra aree inizialmente interessate dall’epidemia ed altre non ancora colpite, così come l’uso di emoderivati infetti provenienti in particolare dagli Stati Uniti, hanno contribuito ad una diffusione quanto mai ampia dell’infezione negli anni 80; negli anni 90 si è osservata la comparsa dei primi casi anche in aree ritenute immuni, quali il nord Africa, il Medio Oriente e la Cina.

Il virus si può principalmente trasmettere tramite rapporti sessuali penetrativi non protetti, tramite il sangue e/o i suoi derivati e per trasmissione verticale da madre a bambino.

Per quanto riguarda i rapporti sessuali, sono ritenuti più a rischio i rapporti anali non protetti, a causa della maggiore probabilità di formazione di microlesioni mucose che favorirebbero il passaggio del virus nel circolo ematico, seguiti dai rapporti vaginali.

Abbastanza controverso è il discorso dei rapporti orali non protetti. Larghi studi condotti recentemente su coppie con un/a partner sieropositivo/a che praticavano sesso orale senza precauzioni, non ha portato a nessuna individuazione di nuovi casi di acquisizione del virus.

Questo fa pensare che i rapporti orali siano a bassissimo rischio di contagio, anche quando si ha eiaculazione nella cavità buccale.

A titolo puramente cautelativo si preferisce definire tale tipo di rapporti a basso rischio, precisando che sarebbe comunque meglio evitare l’eiaculazione nella cavità buccale e/o usare il profilattico. Infatti lo sperma, al pari del sangue, del latte e delle secrezioni vaginali e cervicali, è il fluido corporeo che contiene una maggiore concentrazione di particelle virali, rendendolo particolarmente pericoloso ai fini dell’incremento del rischio di contagio in rapporti non protetti.

Lacrime, sudore, liquido pre-coitale, saliva etc. contengono ugualmente particelle virali, ma non in una concentrazione tale da renderli pericolosi.

Per quanto riguarda il sangue, si ritiene che sia la via di trasmissione più frequente dell’ HIV in alcuni paesi, tra cui l’Italia, a causa dello scambio di siringhe effettuato frequentemente da chi fa uso di droghe per via iniettiva.

Il sangue per le trasfusioni e gli emoderivati sono ormai diventati sicuri, a causa dell’uso di test di screening estremamente sensibili che consentono di individuare campioni infetti con assoluta certezza.

Infine la trasmissione da madre sieropositiva al prodotto del concepimento avviene nella maggior parte dei casi alla nascita, per contatto con il sangue materno durante il passaggio nel canale del parto (probabilmente tramite la congiuntiva del neonato), o durante l’allattamento; raramente infatti si ha il passaggio del virus per via transplacentare e cioè durante la gravidanza.

Per questi motivi il taglio cesareo, l’allattamento artificiale del neonato, la terapia antiretrovirale praticata in gestazione e al momento del parto sono strategie profilattiche indicate dall’attuale letteratura come estremamente efficaci nel ridurre la trasmissione verticale dell’ HIV.

Una volta penetrato nell’organismo il virus comincia a moltiplicarsi in un notevole numero di cellule, ma esso ha un particolare tropismo per alcuni tipi di cellule immunitarie e cioè i macrofagi ed i linfociti CD4+. Queste cellule hanno un ruolo fondamentale nell’ambito del sistema immunitario. La loro progressiva distruzione determina una caratteristica suscettibilità ad infezioni, che in soggetti normali sono di scarsa rilevanza o totalmente asintomatiche (infezioni opportunistiche), ed a tumori. Tale processo distruttivo è abbastanza lento (da qui il nome della sottofamiglia alla quale l’HIV appartiene: Lentivirinae) ed è in media di 10 anni, dopodiché si passa all’AIDS e dal momento della diagnosi la sopravvivenza è in media di 1 anno. Il 95% dei soggetti con diagnosi di AIDS infatti muore entro 5 anni. Questa è ovviamente la storia naturale dell’infezione, in assenza cioè di trattamento farmacologico.

Allo stato attuale, l’AIDS costituisce l’unica sindrome di eziologia virale per la quale risultano disponibili numerosi schemi terapeutici efficaci, che consentono di prolungare notevolmente la sopravvivenza.

A tutt’oggi comunque l’AIDS è considerata una malattia con una mortalità vicina al 100%; estremamente rari, infatti, sono i casi citati in letteratura, di sieronegativizzazione di soggetti precedentemente positivi al test per l’ HIV.

Va inoltre precisato che, a differenza di molti altri virus, l’ HIV persiste nell’organismo e che non può essere eliminato dalla risposta immunitaria.

Allo stato attuale delle nostre conoscenze, la possibilità di eradicare l’infezione, tramite strategie terapeutiche o vaccinali, sembra ancora lontana.

La condizione di sieropositività, infine, può essere totalmente asintomatica ed essere unicamente caratterizzata dalla presenza in circolo di anticorpi contro il virus; ciò può essere verificato solo tramite l’esecuzione di test sierologici e questa può essere considerata una situazione estremamente pericolosa, ai fini della diffusione dell’infezione, in quanto chi è sieropositivo può non essere a conoscenza del proprio stato.

 

Epidemiologia dell’infezione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che, al Dicembre del 2003, i/le sieropositivi/e al mondo sono circa 40 milioni, con 37,5 milioni di adulti e 2,5 milioni di bambini sotto i 15 anni.

Nel 2003 si sono registrate 5 milioni di nuove infezioni, con una media di 14.000 nuove infezioni al giorno. Si sono inoltre registrati 3,1 milioni di morti sempre nello stesso anno.

L’area più interessata dal problema nel mondo è l’Africa sub-sahariana, con circa 27 milioni di soggetti colpiti dall’infezione, seguita dal sud e sud-est asiatico con circa 6 milioni.

E’ stato registrato, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, un incremento d’incidenza tra le donne e i soggetti tra i 15 ed i 24 anni.

Riguardo all’Italia, l’Istituto Superiore di Sanità ha reso noto che al dicembre del 2002 sono stati notificati 51.172 casi di AIDS, di cui 932 solo nell’ultimo semestre. I pazienti deceduti sono stati 33.308 (65,1%). Il 77,8% sono di sesso maschile, l’1,4% bambini. L’età mediana alla diagnosi era di 34 anni per i maschi e di 32 anni per le femmine.

Le regioni più colpite sono nell’ordine: la Lombardia, la Sardegna, il Lazio e la Liguria.

La Sardegna ha un tasso d’incidenza del 5,5 per 100.000 abitanti, secondo solo a quello della Lombardia che è del 5,6. Per quanto riguarda i tassi di incidenza secondo la provincia di residenza, i più alti del 2002 sono nell’ordine: Brescia, Sassari, Rimini, Lecco, Forlì e Cagliari.

L’età mediana alla diagnosi dei casi adulti di AIDS, mostra un aumento nel tempo; infatti nel 1985 la mediana era di 29 anni per i maschi e di 24 per le femmine, nel 2002 le mediane sono rispettivamente a 40 e 36. Questo dato è con ogni probabilità dovuto all’introduzione di nuovi ed estremamente efficaci schemi terapeutici.

Il 61% del totale dei casi sono dovuti alle pratiche associate all’uso di stupefacenti per via endovenosa, il 15,9% a rapporti omosessuali/bisessuali non protetti, il 18,6% a rapporti eterosessuali non protetti. Nell’ultimo anno si è inoltre osservato un notevole aumento di nuovi casi dovuti a rapporti sessuali non protetti, con una riduzione delle altre vie di trasmissione (soggetti emofilici, trasfusi, tossicodipendenti).

Purtroppo in Italia solo alcune regioni (tra le quali non figura la Sardegna) hanno sistemi di sorveglianza per la registrazione di nuovi casi di sieropositività, per questo motivo si può solo fare una stima del numero totale di sieropositivi nel nostro paese, che secondo l’Istituto Superiore di Sanità ammonta a 80.000-110.000.

 

Bibliografia

 

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Sono stati inoltre visitati per la raccolta  dei dati relativi a questa sezione i siti Internet ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Materiale e metodo.

 

L’unico materiale usato per l’indagine consiste in un questionario distribuito in forma anonima, composto da 27 domande (figura n° 1) con unica possibilità di risposta tra 2 e 6 opzioni, ad eccezione della domanda n° 1.

Le prime 7 sono domande generiche su età (domanda n° 1), sesso (domanda n° 2), provincia di provenienza (domanda n° 3), numero di abitanti del luogo di residenza (domanda n° 4), titolo di studio (domanda n° 5), professione (domanda n° 6) e reddito annuo (domanda n° 7).

Le domande n° 8,9,10,11,12,13,14 e 22 riguardano principalmente la malattia e cioè l’AIDS, l’ HIV, la sua trasmissione e la prevenzione dell’infezione. Esse sono state definite arbitrariamente domande di gruppo1 ed hanno un carattere più prettamente scientifico.

Le domande n° 16,17,18,19 riguardano la percezione soggettiva della malattia, dello stato di sieropositività e della situazione epidemiologica a livello regionale. Sono state definite domande di gruppo 2 e mirano, tra l’altro, a sondare l’eventuale presenza di pregiudizi e/o scarsa informazione sul problema ed hanno un carattere più prettamente sociologico.

La domanda n° 21, pur avendo caratteristiche simili alle domande di gruppo 1, è stata  classificata tra le domande di gruppo 2 perché si voleva testare la presa che determinate notizie giornalistiche hanno sulla popolazione (l’invenzione di vaccini, l’introduzione di terapie miracolose etc.). Tale domanda quindi finisce per testare la percezione individuale della malattia e non aspetti prevalentemente scientifici del problema.

Le domande n° 15 e n° 18 sono una sorta di ibrido tra i due gruppi che si è deciso d’inserire nel gruppo 2 per l’alta percentuale relativa di risposte all’opzione “c” (vedi dopo) che denotano la diffusa presenza di pregiudizi sul tema dei soggetti intervistati.

Tralasciando la domanda n° 20 che ha un carattere francamente ipotetico, le domande n° 23,24,25,26 riguardano la percezione individuale del livello di conoscenza sul tema e del grado d’informazione fornita da mass-media, istituzioni etc. da parte del campione.

Infine la domanda n° 27, assimilabile alle domande di tipo generale, mira ad individuare se un coinvolgimento personale e cioè la conoscenza di un/a sieropositivo/a, spinga le persone ad acquisire un maggior livello conoscitivo ed un minor carico di pregiudizi sul problema.

Riguardo al metodo di distribuzione del questionario si è deciso di intervistare un campione il più multiforme possibile della popolazione sarda per quanto riguarda le variabile sopraccitate eccezion fatta per l’età, ove si sono volute maggiormente privilegiare le fasce adolescenziale e giovanile.

Il questionario è stato distribuito in alcune scuole superiori campione delle province sarde, scegliendo di intervistare tutti i soggetti di alcune classi di diversi corsi secondo lo schema 1° A, 2° B, 3° C e così via, ciò per evitare che situazioni contingenti potessero falsare i dati, per esempio un/a docente particolarmente sensibilizzato/a sul tema che facesse campagne informative solo in un particolare corso o solo in alcune classi, ma nel contempo avere un campione sufficientemente rappresentante tutte le fasce d’età presenti nella scuola.

Il questionario è stato inoltre distribuito nelle università, ad associazioni di volontariato, in vari luoghi di ritrovo (bar, sale gioco etc.) e tramite panchetti per le strade e nel corso di diverse manifestazioni culturali, politiche e sportive del 2003.

 

 

 

Figura n° 1: il questionario


 

 

1) Età:          (anni)         

 

2) Sesso 

a)      maschile   

b)      femminile 


 

3) Provincia nella quale vive

a)      Sassari

b)      Nuoro

c)      Oristano

d)      Cagliari

 

4) Numero di abitanti del luogo in cui vive

a)      meno di 5.000

b)      tra i 5.000 ed i 10.000

c)      tra i 10.000 ed i 50.000

d)      tra i 50.000 ed i 150.000

e)      sopra i 150.000

 


5) Titolo di studio

a)      nessuno/licenza elementare

b)      diploma media inferiore

c)      diploma media superiore

d)      laurea

 

6) Professione

a)      impiegato/a

b)      operaio/a

c)      libero/a professionista

d)      studente/ssa

e)      disoccupato/a

f)        altro

 

7) Reddito annuo (personale o della famiglia di appartenenza)

a)      meno di € 5.000,00

b)      € 5.000,00-€ 15.000,00

c)      € 15.000,00-€ 30.000,00

d)      oltre € 30.000,00

 

8) L’HIV è   

a)      un batterio    

b)      un virus   

c)      una malattia

d)      non saprei

 

  

9) L’AIDS è 

a)      un virus        

                  b)  una malattia infettiva   

c)      una malattia ereditaria

d)      non saprei

 

10) L’HIV si può trasmettere con

a)   la saliva     

b)      lo sperma             

c)      il sudore

d)      non saprei

 

11) L’HIV si può trasmettere con

a)      il sangue

b)      il bacio

c)      la convivenza con un sieropositivo

d)      non saprei

 

12) L’HIV è più probabile che si possa trasmettere con:

a) il liquido pre-coitale  

b) il semplice contatto 

c) le secrezioni vaginali

d) non saprei

 

13) Quali dei seguenti rapporti non protetti ritiene sia più a rischio per la trasmissione dell’HIV

a)      rapporti orali con eiaculazione

b)      rapporti orali senza eiaculazione

c)      rapporti anali e/o vaginali

      d)  non saprei

 

14) Il metodo più efficace per evitare il contagio è

a)      avere rapporti sessuali con una persona fidata

b)      avere rapporti sessuali assumendo la pillola anticoncezionale

c)      evitare l’eiaculazione avendo un rapporto sessuale penetrativo

d)      usare il preservativo avendo un rapporto sessuale penetrativo

 

15) Quali delle seguenti affermazioni lei pensa sia vera

a)       l’AIDS causa l’HIV

b)      l’HIV causa l’AIDS

c)       l’AIDS si prende conducendo una vita disordinata (tossicodipendenza, omosessualità etc)

 

16) l’AIDS è

a)      un problema che riguarda i tossicodipendenti

b)      un problema che riguarda gli omosessuali

c)      un problema che riguarda gli eterosessuali

d)      un problema che può riguardare tutti

e)      non è un problema che mi riguarda

 

 

 

 

17) La Sardegna è

a)      una delle regioni con un numero di casi di AIDS più bassi in Italia

b)      una delle regioni con un numero di casi di AIDS più alti in Italia

c)      un’area dove il problema AIDS riguarda persone che provengono da fuori dell’isola

d)      non saprei

 

18) Un/a sieropositivo/a

a)      è in tutti casi malato/a di AIDS

b)      ha nel sangue gli anticorpi contro il virus

c)      è una persona con comportamenti a rischio

d)      non saprei

 

19) Un/a sieropositivo/a è

a)      riconoscibile a vista perché magro/a e sciupato/a

b)      è riconoscibile se si conoscono elementi della sua vita privata ( per es. si sa che è un/a tossicodipendente)

c)      non è affatto riconoscibile

d)      non saprei

 

20) Se lei fosse sieropositivo/a

                  a) non lo direbbe a nessuno

                  b) lo direbbe solo al/la suo/a migliore amico/a

                  c) lo direbbe solo al/la suo/a partner

                  d) lo direbbe solo ai suoi familiari

                  e) non avrebbe problemi a dirlo a tutti

 

21) Quale delle seguenti affermazioni pensa sia vera

a)      dall’AIDS si può guarire

b)      di AIDS si muore

c)      l’AIDS non è più un problema perché esiste un vaccino

 

22) In quale delle seguenti affermazioni si riconosce di più

a)      uso il preservativo solo se ho rapporti sessuali con persone che non conosco

b)      uso il preservativo sempre e comunque

c)      non uso il preservativo perché utilizzo metodi alternativi di prevenzione

                  (se la sua risposta è  c) prego apporre una croce in una delle seguenti)

astinenza sessuale                           

coito interrotto                                

pratiche sessuali non penetrative   

altro (prego specificare)

 

23)  Pensa che l’informazione che lei ha ricevuto sull’AIDS sia

a)      scarsa/nulla

b)      insufficiente

c)      buona

d)      ottima

 

  

24) Lei reputa di avere una conoscenza sul problema HIV/AIDS

a)      scarsa/nulla

b)      insufficiente

c)      buona

d)      ottima

 

25) Quale è la fonte informativa che lei ritiene dia maggiori informazioni sull’HIV?

                 a) i mass-media (TV, giornali etc.)

     b) la scuola

           c) la famiglia

           d) gli amici

            e) altro

 

26) Da quale fonte preferirebbe avere maggiori informazioni su HIV/AIDS

a)      mass-media

b)      scuola

c)      famiglia

d)      ambiente sanitario

e)      altro

 

27) Ha mai conosciuto personalmente un/a sieropositivo/a?

                 a) si

                 b) no

                 c) forse

 

 

 

 

Campione

Sono stati intervistati/e 1002 soggetti con un’età compresa tra i 14 ed i 60 anni (età media: 24,5 anni), di cui (tabella n° 1) 557 (55,6%*) tra i 14 ed i 20 anni, 260 (25,9%) tra i 21 ed i 30 anni, 185 (18,5%) oltre i 31 anni; di questi 549 (54,8%) erano femmine e 453 (45,2%) maschi.

*Tutte le percentuali sono state arrotondate per eccesso o per difetto per evitare doppie cifre decimali

 

Tabella n° 1: fasce d’età dei soggetti intervistati.

fasce d’età

numero di risposte

percentuale

14-20

557

55,6

21-30

260

25,9

>31

185

18,5

Totale

1002

100

 

Per quanto riguarda la provincia di residenza (tabella n° 2): in 307 casi (30,7%) si trattava della provincia di Sassari, in 192 (19,1%) di Nuoro, in 139 (13,8%) di Oristano ed in fine in 364 casi (36,4%) della provincia di Cagliari.

 

Tabella n° 2: provincia di residenza dei soggetti intervistati.

provincia

numero di risposte

percentuale

Sassari

307

30,7

Nuoro

192

19,1

Oristano

139

13,8

Cagliari

364

36,4

Totale

1002

100

 

Riguardo alla domanda n° 4 (tabella n° 3), il 19,5% (195/1002) del campione ha dichiarato di risiedere in un luogo con meno di 5.000 abitanti, il 16% (160/1002) fra i 5.000 ed i 10.000, il 24,7% (247/1002) fra i 10.000 ed i 50.000, il 19,7% (198/1002) tra i 50.000 ed i 150.000, il 17,7% (177/1002) sopra i 150.000, infine il 2,4% (25/1002) non sa/non risponde (NS/NR).

 

Tabella n° 3: numero di abitanti del luogo di residenza dei soggetti intervistati

numero di abitanti

numero di risposte

percentuale

< 5.000

195

19,5

5.000-10.000

160

16

10.000-50.000

247

24,7

50.000-150.000

198

19,7

>150.000

177

17,7

NS/NR

25

2,4

Totale

1002

100

 

Per quanto riguarda la domanda n° 5 (tabella n° 4), il 2,2% (22/1002) dei soggetti intervistati ha dichiarato di non avere nessun titolo di studio o di avere la licenza elementare, il 56,4% (565/1002) il diploma di scuola media inferiore, il 32,3% (323/1002) il diploma di scuola media superiore ed infine il 9,1% (92/1002) degli intervistati ha dichiarato di essere in possesso di un certificato di laurea.

 

 

 

 

 

Tabella n° 4: titolo di studio dei soggetti intervistati

titolo di studio

numero di risposte

percentuale

nessuno/licenza elementare

22

2,2

media inferiore

565

56,4

media superiore

323

32,3

laurea

92

9,1

Totale

1002

100

 

Alla domanda n° 6 del questionario (tabella n° 5), 69 soggetti su 1002 (6,9%) hanno risposto di essere impiegati/e, 67/1002 (6,7%) operai/e, 44/1002 (4,4%) liberi/e professionisti/e, 661/1002 (66%) studenti/esse, 92/1002 (9,1%) disoccupati/e ed 69/1002 (6,9%) hanno dichiarato di avere altra occupazione rispetto alle opzioni previste dalla domanda.

 

Tabella n° 5: tipo di attività lavorativa dei soggetti intervistati

attività